District Six Museum

District Six Museum

Cape Town,  South Africa

1994

Authors: District Six’s former residents

Current director: Bonita Bennett

 www.districtsix.co.za

 

Il District Six Museum venne inaugurato nel 1994 nell’omonimo quartiere residenziale di Città del Capo, in Sudafrica, con l’obiettivo di ricordare gli eventi dell’apartheid e il passato locale prima delle rimozioni forzate.

District Six, quartiere multiculturale in cui sorgeva una comunità mista di marinai, mercanti, schiavi liberati, operai, artigiani e immigrati di diverse nazionalità, venne nominato sesto distretto municipale di Città del Capo nel 1867 e fu dimora di quasi un decimo dell’intera popolazione della città. La quasi totalità dei residenti era di colore, ma vi erano anche indiani, bianchi, malesi e cinesi. Nel 1966, dopo l’approvazione del Group Areas Act del 1950 – che sanciva il divieto di convivenza tra etnie diverse e la separazione delle zone residenziali attraverso rimozioni forzate – il governo sudafricano convertì il quartiere in una whites-only area. Abitazioni e negozi vennero demoliti e circa 60.000 residenti vennero sfollati e deportati in squallidi ghetti limitrofi, denominati Cape Flats. Il governo fornì due motivazioni principali per giustificare le rimozioni forzate degli abitanti e la distruzione del distretto: in primo luogo affermò che l’interazione interrazziale alimentava pericolosamente i conflitti tra le diverse etnie; in esso proliferavano inoltre numerose attività illegali, come il gioco d’azzardo, il consumo di alcolici e la prostituzione. Tuttavia, i residenti sospettavano che il governo avesse preso di mira il loro territorio poiché situato in un’area strategica, accanto al centro della città e al porto, che avrebbe potuto fornire particolari vantaggi economici. Nel 1979 l’area venne ribattezzata col nome di “Zonnenbloem”, che in afrikaans significa “girasole”. Tuttavia il nuovo quartiere rimase in gran parte disabitato, poiché ritenuto troppo pericoloso dai bianchi e ben presto abbandonato dagli speculatori immobiliari. Numerosi furono anche i boicottaggi e le proteste da parte di intellettuali comunisti bianchi, che si opposero alle violente misure del Group Areas Act. Nel 1988, durante le lotte anti-apartheid, gli ex residenti diedero vita all’Hands Off District Six Committee e successivamente, quando la Central Methodist Church – uno dei pochi edifici risparmiati durante la devastazione – mise a disposizione i suoi spazi, fondarono il Museo, volto a descrivere la vita nel District Six, prima e dopo la sua distruzione. I reclami degli ex-residenti vennero riconosciuti solo dopo la caduta dell’apartheid nel 1994, quando il governo si impegnò a sostenere la ricostruzione del quartiere.

La collezione del museo inizialmente consisteva in una serie di cartelli stradali recuperati e in una grande mappa del quartiere, posta sul pavimento del piano terra, su cui gli ex residenti indicarono l’ubicazione delle loro case demolite e altri luoghi significativi. In seguito, grazie al loro contributo, sono stati raccolti innumerevoli materiali storici, come fotografie, dipinti, oggetti personali, libri, registrazioni audio-video e realizzate vere proprie ricostruzioni degli interni di alcune case. Essi stessi sono membri del personale incaricato di svolgere visite guidate al museo e all’intero quartiere, per illustrare ai turisti le vicende passate legate all’apartheid.

Membro fondatore della International Coalition of Sites of Conscience il museo è sorto come spazio di documentazione e ricostruzione immaginaria del passato del quartiere, volto ad assicurare che la memoria delle ingiustizie passate non venga rimossa, ed insieme come veicolo per sostenere la giustizia locale e agire nel presente. Attualmente continua a svolgere un ruolo centrale nella restituzione della terra ai residenti e ad essere uno spazio – destinato sia agli abitanti che a turisti provenienti da tutto il mondo – dove riflettere, discutere e intervenire su questioni come la giustizia sociale e la discriminazione razziale.

“The Museum is committed to telling the stories of forced removals, and assisting in the reconstitution of the community of District Six and Cape Town by drawing on a heritage of non-racialism, non-sexism, anti-class discrimination and the encouragement of debate”.

District Six Memory Plaque at the Moravian Church in District Six, Cape Town, South Africa - Photo via: commons.wikimedia.org

District Six Memory Plaque at the Moravian Church in District Six, Cape Town, South Africa – Photo via: commons.wikimedia.org

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via: myitalia.me

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via: myitalia.me

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via: duwal.com

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via: duwal.com

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via: adventuresinfoodandculture.com

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via: adventuresinfoodandculture.com

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via: myitalia.me

Distric Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via: myitalia.me

Street signs from District Six, on display in the District Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via web.stanford.edu

Street signs from District Six, on display in the District Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via web.stanford.edu

District's map in the District Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via citiesgallery.com

District’s map in the District Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via
citiesgallery.com

Museum's visitors, while looking at the map - Photo via: sitesofconscience.org

Museum’s visitors, while looking at the map – Photo via: sitesofconscience.org

A panel from the apartheid era on display in the  District Six Museum, Cape Town, South Africa - Photo via capeparadise.co.za

A panel from the apartheid era on display in the
District Six Museum, Cape Town, South Africa – Photo via capeparadise.co.za