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Monument – Monumento. Intesi in questa sede come monumenti commemorativi, rientrano in questa categoria tutte le opere erette per salvaguardare il ricordo di una persona, di un gruppo di persone o di un evento storico doloroso e delle sue vittime a nome di una collettività. Essi rivolgono ai loro destinatari non solo l’esortazione a ricordare il sacrificio di questi eventi, ma anche a intendere gli eventi stessi come ammonimenti o appelli, che si indirizzano all’umanità nel suo complesso.

Memorial – Memoriale. Individua le pratiche commemorative che presentano le caratteristiche del monumento, con la particolarità di essere realizzate nel luogo stesso dell’evento ricordato, spesso concepito come luogo “autentico”: il luogo effettivo dove un determinato fatto, momento o processo storico si è svolto è lo stesso in cui un gruppo può riconoscere se stesso e la propria storia. I luoghi effettivi organizzano il ricordo sulla base della loro materialità, dandogli una dimensione spaziale; a essi viene attribuita una specifica capacità di suscitare occasioni di ricordo.

Memorial ActionAzione Memoriale. Ricadono in questa categoria tutte quelle pratiche memoriali che si configurano come azioni, di diversa durata, che spingono l’osservatore a interrogarsi su questioni relative al passato. Si tratta di interventi urbani o installazioni la cui forza espressiva non risiede tanto nelle loro qualità formali ma nei processi che essi sono in grado di innescare.

Museum – Museo. Secondo la definizione del Consiglio internazionale del museo (Icom) un’<<istituzione d’interesse collettivo, che serve alla società e al suo sviluppo, è accessibile al pubblico e raccoglie, conserva, organizza ed espone testimonianze materiali sull’uomo e sul suo ambiente ai fini di studio, formazione, intrattenimento>>. Nell’ambito della ricerca Design for Conflict Heritage, sono state annoverate sotto questa voce strutture museali rispondenti alla definizione dell’Icom dedicate a conflitti specifici, determinati contesti storico-geografici o alla raccolta di testimonianze relative a particolari gruppi o minoranze, così come casi studio relativi a centri di documentazione e di informazione con le stesse caratteristiche. Ampliando la definizione dell’Icom, infatti, si considerano afferenti alla categoria Museo anche le strutture adibite alla conservazione della cultura scritta e di documenti immateriali.

Memorial ExhibitionMostra Memoriale. In questa categoria sono raccolte alcune tipologie di mostre che lavorano sul tema della memoria. Mediante diverse strutture narrative, “costruite” in base a un particolare accostamento di oggetti e a differenti modalità di esposizione, esse mirano a coinvolgere l’osservatore e a stimolare una riflessione sul passato.

 

Decontaminate  Decontaminare. Le pratiche che agiscono secondo questa strategia operano alterando alcuni fattori ambientali del contesto fisico in cui sono attive, generando scenari caratterizzati da grande qualità spaziale in luoghi occupati, “contaminati” da un passato difficile. Fruire di condizioni favorevoli in uno spazio normalmente vissuto come conflittuale stimola l’osservatore a rimettere in discussione la propria percezione del luogo, inducendo una riconciliazione con il passato.

Educate – Educare. Musei, centri d’informazione, centri di documentazione agiscono sul piano della memoria con una strategia implicita: l’educazione. Custodire e rendere fruibili documenti e testimonianze, informare ed educare sono strategie memoriali basilari: insegnare la storia affinché non si ripeta costituisce il fondamento di ogni forma di commemorazione.

Grassroots – “dal basso”. Si tratta di azioni commemorative autonome e spontanee prodotte a scala locale e messe in atto dalla stessa comunità vittima di un trauma passato. Sono pratiche che vengono generate in assenza dello sguardo “autoriale” dell’artista o dell’architetto: i testimoni diretti, molto spesso superstiti o parenti delle vittime, colti dall’esigenza di lasciare traccia di quanto vissuto, si auto-organizzano e insieme agiscono in vista di celebrare la memoria dei propri cari o di un comune passato traumatico.

Hide – Nascondere. Alcune pratiche lavorano sull’assenza: realizzare un monumento nascosto, invisibile o predisporne la progressiva sparizione è un’operazione che, a seconda dei casi, stimola la riflessione sull’impulso a ricordare e quello a dimenticare, tra l’imperativo della memoria e la sua rimozione e induce l’osservatore a interrogarsi sul tema della responsabilità condivisa. Commemorare nascondendo è anche un modo per portare al centro dell’opera l’assenza, quell’invisibile che è il <<cuore assoluto di questo secolo moderno>> (Wajcman, L’objet du siècle, Verdier, Lagrasse 1998, p.239) e che coincide con il baratro delle catastrofi del Novecento.

Provoke Provocare. Alcune azioni memoriali operano in contesti dove sono presenti situazioni irrisolte mirando a shoccare, destabilizzare lo spettatore, provocando una sua reazione. Si tratta di interventi volti ad attirare l’attenzione e a generare un coinvolgimento emotivo: in tal modo essi si ripropongono di risvegliare problematiche sopite e di “costringere” chi osserva a  fare i conti con la propria responsabilità nei confronti del passato.

Reawake  Risvegliare. Molto spesso le memorie difficili legate a un evento traumatico risultano “scomode”, arrecano disagio alle comunità a cui appartengono. Esse dunque, con il passare del tempo, restano sopite: spinte dall’esigenza di andare avanti e dimenticare quanto vissuto, le comunità decidono di rimuoverle, impedendo una rielaborazione terapeutica del trauma. Queste operazioni risvegliano e riattivano questioni irrisolte, come il senso di colpa per gli autori della violenza o la memoria dolorosa per le vittime, costringendo ad affrontale.

Repropose Riproporre. Riproporre, ricostituire nel presente situazioni, condizioni, scenari del passato consente la lettura della storia attraverso gli strumenti dell’attualità: quest’operazione induce una riflessione critica sul passato, sul presente e sulla relatività dei codici morali.

Sacralize – Sacralizzare. Alcune operazioni agiscono operando una riconfigurazione del luogo stesso del trauma, mirando non solo a conservare la memoria di quanto accaduto ma anche a coinvolgere emotivamente, generando una sofferta riflessione sull’accaduto. Questi interventi, per lo più architettonici, configurano sapientemente lo spazio: ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera profonda, sacra, carica di forza espressiva.

Spread – Diffondere. L’obiettivo di queste azioni è quello di “diffondere” la memoria di un trauma, di innescare un processo di risonanza, in grado di generare consapevolezza anche al di fuori della scala locale. Varcando i confini entro i quali si è verificato, questi interventi – talvolta mediante la diffusione di elementi materiali – donano un valore universale al singolo evento e allo stesso tempo catturano l’attenzione su di esso.

Stumble – Inciampare. Diverse operazioni memoriali mettono in discussione il consueto rapporto monumento/osservatore, dove è quest’ultimo a cercare e disporre consapevolmente e attivamente dell’opera: queste pratiche sono concepite per innescare il ricordo e la riflessione in maniera trasversale, imponendosi anche su soggetti che non hanno scelto di fruirne. I memoriali “d’inciampo” sono elementi della scena urbana: assorbiti dal contesto, si manifestano agli occhi dell’osservatore all’improvviso, senza essere cercati. Rimangono invisibili e inosservati fino a quando, appunto, non ci si imbatte in essi: vi si “inciampa”, non fisicamente ma visivamente ed emotivamente. Discreti ma radicati, la loro azione commemorativa è perenne e porta il ricordo su un piano di continuità, facendone operazione quotidiana e continua.

Unveil Svelare. Alcune pratiche danno vita a processi di commemorazione attiva e costruttiva svelando e facendo luce su aspetti e letture della storia rimasti sepolti, caduti nell’oblio o semplicemente mai resi manifesti: apprendere nuovi elementi e considerare punti di vista inediti in merito a eventi conflittuali stimola l’osservatore a riconsiderare il proprio vissuto del passato.

Visualize – Visualizzare. Le pratiche che operano per visualizzazione traducono dati intangibili, come numeri o liste di vittime o caduti, in realtà materiali, in insiemi di oggetti/elementi individuali numericamente e simbolicamente corrispondenti a questi elenchi. Questi insiemi, queste masse di elementi hanno un fortissimo impatto visivo e generano shock nell’osservatore: trasferiscono quantitativi astratti e difficilmente comprensibili su un piano concreto, permettendo di visualizzare fisicamente ciò che altrimenti rimarrebbe solo un numero; consentono al fruitore di comprendere l’effettiva portata disastrosa del conflitto. Visualizzare, in altro senso, è la strategia di alcuni memoriali che traducono in segno, in traccia tangibile, l’esperienza traumatica, la percezione del conflitto: in questo modo una lettura dolorosa della storia viene esplicitata in modo inconfutabile e fissata nel tempo, a imperituro ricordo.